4 marzo 2012 - 0:21 | Pubblicato da Vittorio Molinari
SUL RAVVEDIMENTO DI GRAMSCI
PREMESSA
Poco più di un mese fa,per la prima volta,il nostro circolo,intitolato ad Antonio Gramsci,ha voluto dedicare un primo incontro di riflessione sulla storia di questo uomo politico,sul suo pensiero,sulla sua vita,sui suoi sentimenti,questo perchè il personaggio politico culturalmente più importante della nostra storia moderna,riteniamo meriti di essere conosciuto a 360 gradi. Abbiamo così coinvolto un amico,Itriano Cubeddu,il quale per carattere (è sardo),per comune cultura (è sardo) e per i suoi studi,ci ha aiutato a conoscere Gramsci e pensiamo ci aiuterà nel cammino futuro.
Proprio nei giorni seguenti alla nostra iniziativa si è verificata la coincidenza della pubblicazione di due libri,di saggi su riviste e di articoli di commento su L’Unità,la Repubblica e il Manifesto.
Itriano ci chiede di pubblicare questa sua forte e documentata replica a quanto scrive il prof. Biocca su la Repubblica,ecco l’articolo,più sotto troviamo la replica di Itriano:
Lo scritto contiene considerazioni sulla coerenza politica di Gramsci che è il caso di confutare perchè fondate su un presupposto errato,anche se il primo impulso sarebbe stato di riderne,come avrebbe fatto Gramsci stesso. In una lettera del 12 IX 1927 al fratello Carlo,infatti racconta:”Nei primi mesi che ero qui a Milano,un agente di custodia mi domandò ingenuamente se era vero che io,se avessi cambiato bandiera,sarei stato ministro. Gli risposi sorridendo che ministro era un po’troppo,ma che sottosegretario alle Poste o ai Lavori Pubblici avrei potuto esserlo,dato che tali erano gli incarichi che nei governi si davano ai deputati sardi. Scosse le spalle e mi domandò perchè dunque non avevo cambiato bandiera,toccandosi la fronte col dito. Aveva preso sul serio la mia risposta e mi credeva matto da legare.”
Ma torno sul Professor Biocca che scrive “eppure rimane evanescente ancora ciò che,a settanta anni dalla morte,dovrebbe costituire l’oggetto primo di ogni riflessione biografica:il carattere,l’esperienza umana,la sofferenza,la percezione dell’amore e della morte.” Siamo sempre stati dello stesso avviso,vedremo il suo contributo. Biocca ricostruisce il percorso della concessione della libertà condizionata a Gramsci e rimprovera i biografi di aver parlato di “indulto” e “amnistia”. Chissà cosa ha letto:nel suo “Gramsci in carcere e il partito” del 1977,Paolo Spriano non parla di niente del genere. Ma Biocca continua,“Gramsci si appellò a un articolo del codice penale (il n. 176) che prevedeva la concessione della libertà condizionale in caso di ravvedimento del detenuto,una procedura analoga alla domanda di grazia. Nel testo era scritto a chiare lettere:«Il condannato a pena detentiva che,durante il tempo di esecuzione della pena,abbia tenuto un comportamento tale da far ritenere sicuro il suo ravvedimento,può essere ammesso alla libertà condizionale»” Su questa strana lettura dell’articolo 176 è fondata tutta l’originalità del contributo di Biocca. Peccato che il testo dell’art 176,in vigore da quattro anni in quel momento e rimasto tale fino al 1962,fosse diverso:”Il condannato a pena detentiva…il quale abbia scontato metà della pena …e abbia dato prove costanti di buona condotta può essere ammesso alla libertà condizionale” In pratica il ravvedimento,come condizione per l’ottenimento della libertà condizionata,era contenuto nel precedente codice penale (Zanardelli) del 1889,venne espunto dal Codice Rocco del 1930,e reinserito con la legge n. 1634 del 1962. Quindi per trentadue anni rimase in vigore il testo che prevedeva come condizione la sola buona condotta e tale era nel 1934. (nel frattempo sulla questione si è inserito anche Bruno Gravagnuolo su l’Unità che parla di un ravvedimento a discrezione del giudice facendo solo confusione:il testo è solo quello trascritto;a scanso di equivoci ne allego copia).
Ma su questo equivoco,il professore costruisce la sua singolare tesi. Insinua che “Il percorso giudiziario (e non solo) del detenuto Gramsci fu dunque diverso da quello che la storiografia ha fino a oggi indicato. Viene da chiedersi se con il “ravvedimento”e la richiesta inoltrata a Mussolini Gramsci tradì la fiducia dei compagni (in primo luogo quelli detenuti) e i suoi stessi principii” Ammette subito dopo che “…il concetto di “tradimento”è in questo caso,come in mille altre analoghe circostanze,nemico della ragione,della pietas e del semplice buon senso.” Ma insiste dicendo che nessun dirigente comunista aveva (né avrebbe) ottenuto la libertà condizionale senza dar prova di”sottomissione”. Ora se la prova di “sottomissione” non era implicita nel riferimento all’articolo 176 ,quale altra potrebbe essere stata per godere di simile “trattamento di favore”? Biocca non vuole dircelo,ma possiamo credere davvero che se ci fosse stata Mussolini non l’avrebbe usata ?
Biocca insiste sulla tesi del “trattamento di favore” goduto da Gramsci citando il caso di Lo Sardo:“un deputato arrestato,come Gramsci,nel novembre del 1926. Lo Sardo era cardiopatico e,dietro insistenza della moglie si era risolto infine ad associarsi alla domanda di grazia per potersi curare in una clinica. Anche i Carabinieri si espressero a favore di un atto di clemenza ma sul fascicolo è scritto:«È uno dei più temibili nemici del Fascismo». La domanda fu respinta e Lo Sardo morì in carcere dopo una straziante agonia.” Non sappiamo perchè Biocca accomuni le due sorti:Lo Sardo chiede la grazia (che significa fine pena) Gramsci chiede la libertà condizionata (che significa libero a certe condizioni fino a fine pena),cosa c’entra il trattamento di favore per due cose diverse?
Ma l’idea di Biocca,fondata,ricordiamo,su un presupposto falso,è forse quella di trovare altri indizi di una specie di simpatia tra Gramsci e il fascismo? (come,altrimenti chiamare quanto scritto?) E veniamo alla sua sistemazione a Roma.”È singolare,di nuovo,che le biografie abbiano qualificato i padroni di casa di Gramsci a Roma tra il 1924 e il 1926,i coniugi tedeschi Clara e George Philipp Passarge,come ignari “affittacamere”. Non lo erano. Passarge era tra i più noti farmacisti della capitale,in relazione con i migliori medici e scienziati,da Raffaele Bastianelli a Giovanni Battista Grassi. Il figlio dei Passarge,Mario,era il corrispondente del Vossische Zeitung e ben introdotto negli ambienti politici e parlamentari della capitale;era anche intimo amico di Carmine Senise,il futuro Capo della polizia. Senise tenne a battesimo la figlia di Passarge,Dagmar,proprio nei mesi in cui Gramsci viveva nel villino in Via Morgagni.
Mi chiedo “ignari” di cosa? Una tranquilla coppia di borghesi affitta una stanza a un famoso deputato,capo dell’opposizione che non si nasconde o svolge attività illegali. La coppia ha un figlio fascista che non risulta vivesse con loro (la disponibilità della camera etc.) che è amico del futuro capo della polizia Senise. Cosa c’è di strano? Non erano i padroni di casa a discriminare gli inquilini (chi non ricorda i cartelli “NON SI AFFITTA AI MERIDIONALI”di più recente memoria?) e non viceversa? Biocca si “stupisce” che,all’avvento del nazismo,questo figlio sia tornato in Germania a fare il suo lavoro di giornalista per i nazisti. Anche questo stupore è strano. Ma cosa c’entra Gramsci?
L’ultimo “dubbio” di Biocca riguarda il saldo delle degenza nella clinica Quisisana.
Gramsci era indigente? Aveva amici facoltosi (Sraffa);era un ex parlamentare;la cognata ne aveva di suo e gestiva anche i fondi della solidarietà;poi poteva in qualsiasi momento rivolgersi all’ambasciata sovietica,poi il partito etc. Perchè non chiedersi allora chi pagò la cremazione e la tumulazione?
Ma insomma Biocca dove vuole andare a parare?
Il suo scritto origina da un falso clamoroso e si dipana a furia di insinuazioni e allusioni che fanno sorgere dubbi sul suo metodo . Eppure è storico di mestiere e anche di buona fama, che cosa dunque lo spinge?
La sua idea di fondo è forse quella di dimostrare una sorta di sodalizio di Gramsci con il fascismo?Non ce lo dice e non è dato saperlo. Ma qualche considerazione va fatta.
Gramsci fin dal suo arresto mantenne un basso profilo,rivelando con ciò la sua natura di ragazzo pratico:niente proclami politici,niente rivendicazione di principii nelle sedi giudiziarie etc . (non si può fare a meno di rammentare i nostri comportamenti di quarant’anni or sono,quando si rischiavano anni di galera per delle sciocchezze,e la paura maggiore era quella di capitare in mano ad avvocati che volevano “buttarla in politica”,(come quello famoso il cui nome faceva rima con il verso “non mesi,ma anni). L’imperativo era:uscire di galera! Perciò si capisce perchè Gramsci volle sempre gestire da se le sue faccende e fosse contrario a qualsiasi enfatizzazione potesse farlo emergere sugli altri detenuti. Un esempio è la sua reazione alla famigerata e stupida lettera di Grieco che fece addirittura bisticciare Tatiana Schucht (o Sucht,come scrive Biocca,‘chè non vorrei che oltre che sugli articoli di legge s’incagliasse anche sui nomi) e Piero Sraffa. Insomma,se Gramsci fosse uscito dal carcere rinnegando le sue convinzioni per potersi dedicare meglio al lavoro politico,nessuno avrebbe potuto accusarlo di niente. Ma non lo ha fatto ed è assurdo accusarlo di questo. C’è poi qualcos’altro più in generale. A chi serve una cosa del genere e dove può portare? Fosse stata fatta ai tempi di Breznev,la si poteva interpretare come il tentativo di minare la fama di un personaggio scomodo per l’ideologia “comunista”,ma oggi? La differenza di Gramsci dalla tradizione comunista dopo Lenin credo sia ormai un dato accertato se pensiamo:al ritorno dei parlamentari in aula dall’Aventino,alla fondazione del giornale l’Unità,alla lettera al PCUS sui metodi di lotta politica all’interno del partito (questa come anticipazione,di svariati decenni,delle critiche a Stalin),alla sua avversione alla “svolta” e allo slogan del “socialfascismo”. Oggi il nome di Gramsci gode di una fama e di un rispetto enorme soprattutto fuori d’Italia dove,a quanto pare,il suo ricordo crea ancora qualche fastidio.
3 marzo 2012 - 18:59 | Pubblicato da Vittorio Molinari
Carissime e carissimi, siete tutte/i invitate/i alla presentazione del “progetto DONO”:ma cos’è?
Il titolo dell’iniziativa è:
un DONO,una vita,un progetto,un orto in Mozambico,un lavoro:
QUANTE COSE IN UNA BORSETTA !
Vi ricordate le borsette che abbiamo recuperato dall’Isola ecologica? Ebbene sono diventate una quasi-impresa:ne abbiamo ripulito e rivisitato almeno 400,ma poi ne abbiamo anche realizzate di nuove;soprattutto ne abbiamo vendute quasi 200 !!! Con il ricavato abbiamo finanziato un orto di comunità nel sud del Mozambico,ma non è finita lì:abbiamo avuto la sorpresa che in una cittadina vicina un gruppo di donne,coordinate dalla stessa cooperante che abbiamo come riferimento,realizza borse da materiale riciclato! Ovvio che vorremo realizzare qualcosa con loro.
IL NOSTRO PRIMO NEGOZIO
Come si vede l’idea iniziale prende sempre più corpo.
E’venuto il tempo di restituire,così si esprimono le insegnanti,cioè di dare conto di quanto fatto,grazie all’aiuto di tantissime/i,ed insieme presentare i progetti per il futuro.
Mercoledì 7 marzo,alle ore 20,30 al Famigli,via Rimembranze a Spilamberto,presenteremo i protagonisti ed i primi risultati.
Durante la serata proietteremo foto e video del nostro lavoro a Spilamberto ed in Mzambico: la dott. Valentina Gianni presenterà i risultati del suo lavoro in Mozambico:l’orto di comunità e la sua funzione,la cooperativa di donne,ed molto altro ancora; Giuseppina Caselli e Vittorio Molinari stimoleranno tutte le protagoniste a portare la propria testimonianza,ma speriamo che ci sia tanto pubblico interessato al progetto,che lo possa aiutare a crescere,con lo stimolo morale ed anche con l’aiuto materiale e,perchè no,per qualcuno potrebbe diventare un vero e proprio lavoro.
Ovvio che saranno presentate anche le borse realizzate.
Rinnoviamo l’invito ad una presenza calororosa e numerosa,e,come sempre,diffondete questa mail al vostro indirizzario,stampate il volantino e datelo ad amcihe ed amici!
26 agosto 2011 - 23:28 | Pubblicato da Vittorio Molinari
DONO
Borse e borsette usate e recuperate, rivisitate, rimesse in commercio.
Quando alcuni di noi hanno cominciato a pensare un’iniziativa economica e commerciale che sostenesse le attività non-profit del circolo politico culturale Antonio Gramsci di Spilamberto, avevamo l’idea di realizzare alcune linee di borse e borsette sia per uomo che per donna,utilizzando materiale innovativo,o perchè riciclabile al 100%, o perchè già riciclato. Parlandone con Mario Cavani, fondatore e animatore della Ong OVERSEAS, ci diceva che dalla gestione de “L’Isola che c’é”(vedi:www.overseas-onlus.org) aveva recuperato e messo da parte alcune decine di borsette.
Così ci è sembrato più opportuno, almeno inizialmente, partire da queste, piuttosto che da borsette nuove. Inoltre, tutti abbiamo armadi pieni di oggetti che non utilizzeremo mai, comprese borse e borsette; così alcune ed alcuni di noi ne hanno regalato altre decine.
Poi, una sera dopo l’altra, nella cantina di un socio del Gramsci, abbiamo pulito, rivisitato, sdrammatizzato, quindi rielaborato questi oggetti così importanti e personali, e li rimetteremo presto in circolazione: il primo appuntamento è per DOMENICA 11 settembre al Mercatino di Spilamberto.
Il progetto di fondo rimane quello iniziale: arrivare a costituire un’impresa profit al servizio del non-profit; un’impresa che crea un po’di lavoro per chi ne ha passione, partendo dalla passione di chi un lavoro lo ha già e mette a disposizione il proprio tempo e le proprie idee a quanti vorranno raccogliere il testimone, per questo invitiamo chi ci legge a collaborare.
Per tutto questo il progetto è denominato “DONO“, marchio che contraddistinguerà anche le nostre borsette.
Abbiamo bisogno di altre borse e borsette: guardate nei vostri armadi e fateci avere quelle che non utilizzerete mai più, sappiamo che sono oggetti molto personali, ma contribuireste a ridare loro vita e scopo.
Abbiamo bisogno di collaboratrici e collaboratori nell’ideazione, lavorazione e commercializzazione.
Abbiamo bisogno che facciate sapere di queste opportunità a quanti conoscete.
Offriamo un progetto economico alternativo che abbiamo definito “impresa 33%” perchè proponiamo la seguente suddivisione: 1/3 a chi ci lavorerà, 1/3 per tasse e contributi, 1/3 alle associazioni non profit.
Offriamo il nostro tempo, le nostre idee, le nostre capacità.
Infine,per diffondere questa idea abbiamo creato una pagina Facebook denominata DONO che vi chiediamo di visitare e lasciare il vostro commento:è molto importante!
13 maggio 2011 - 17:16 | Pubblicato da Vittorio Molinari
Dal Blog IL CORPO DELLE DONNE di Lorella Zanardo,http://www.ilcorpodelledonne.net/ ,che ricorderete essere stata nostra ospite lo scorso anno quando realizzammo:VITA DA DONNE.
VI INVITIAMO A SCRIVERLE per manifestarle tutta la vostra solidarietà
10 mag 2011
L’Agguato
La serata è stata bella,c’era nell’aria la possibilità di togliere i muri di incomprensioni che spesso si erigono tra donne. Ho parlato con Carla,ho parlato con Pinuccia,Marina mi ha introdotta,Luisa mi ha consigliata. E’la Libreria delle Donne,stasera 10 maggio. Io ero stanca per due anni passati sul territorio,ma lì mi sono sentita bene.
Poi esco,tolgo la catena alla bici,sono le 11 di sera,in giro non c’è nessuno.
Le porte dell’auto parcheggiata davanti a me si spalancano di colpo,alzo la testa e 3 persone e una luce fortissima mi vengono incontro.
E’la troupe di Striscia la Notizia.
Chiedo alla ragazza che mi investe con una serie di domande come si chiama,lei esita,poi veloce mi risponde “Elena”, ha 26 anni,dice che è contenta di avere fatto la velina,che nessuno l’ha obbigata e che io la offendo con il nostro documentario,dice così o qualcosa di simile.
Io sono sulla bici,e mi invade una tristezza infinita:Striscia usa quella violenza che io condanno:prima il plagio del documentario,ora questo agguato notturno,da ore mi aspettavano fuori dalla porta della Libreria.
Dico ad Elena ciò che chi mi segue sa bene,e che sa anche lei presumibilmente,e gli autori:il nostro documentario è una critica all’uso del corpo delle donne nelle immagini tv,non alle donne che fanno tv. Di Striscia passano poche immagini nel nostro video. La reazione di Striscia è spropositata:noi con un doc fatto in casa e loro con i milioni di euro a disposizione e 7 milioni di persone tutte le sere.
Elena non mi lascia parlare,so che si usa così in tv. La guardo,voglio entrare in relazione ma lei non può,si vede che usa il metodo televisivo,parla veloce,accusa e non da tempo per la replica.
Nemmeno per un attimo provo fastidio verso di lei,per i mandanti sì,per la loro codardia. perchè non sono venuti loro? Uomini senza coraggio,così come si usa ora.
Io non mi occuperò di questa diatriba miserabile,ho altro da fare.
Però credo che chi mi legge potrebbe reagire. Se 3 milioni e mezzo hanno visto il documentario Il Corpo delle Donne e se continuate a chiederci di proiettarlo e se a migliaia dite che vi è servito,ora è il momento di dire voi cosa pensate. Anche quelle giornaliste,quei gruppi di donne che il video lo hanno visto,che lo hanno lodato,appprezzato ma che spesso tacciono.
La protervia di questi autori corrisponde al clima di prevaricazione e di impunità che si respira oggi.
E comunque sì,ha ragione mio figlio tredicenne. siamo stati veramente efficaci,con zero euro investiti,a dare così fastidio a quei milionari di Striscia,Mediaset.
12 maggio 2011 - 11:05 | Pubblicato da Vittorio Molinari
UNA BUONA NOTIZIA:
A POCHI GIORNI DALLA DENUNCIA,I DUE MOTORI ABBANDONATI NEL FOSSO A FIANCO DELLA GLOBAL CARNI SONO STATI RIMOSSI
Dopo la notizia da noi pubblicata,che riprendeva dichiarazioni di alcuni consiglieri comunali,di maggioranza e di opposizione e dello stesso Sindaco,Francesco Lamandini,i due motori da tempo abbandonati nel fosso fra la ciclabile e il parcheggio della Global Carni sono stati tolti. Pare che non sia stata HERA a portarli via,ma una guardia ecologica volontaria ed un altro volontario;crediamo di sapere che tutto è andato a buon fine. Bene!
Resta il fatto che il parcheggio della Global Carni,che pure è dotato di un cassonetto,è utilizzato da camionisti del nord Europa come area di sosta lunga e troppo spesso i rifiuti prodotti finiscono nel fosso (a proposito:nei giorni successivi alla nostra pubblicazione ci siamo imbattuti in un operatore che ne puliva le sponde:molto bene,speriamo si continui).
La società Global Carni potrebbe sollecitare i propri ospiti ad una maggiore cura e attenzione?
DUE MOTORI DA MESI FAN BELLA MOSTRA DI SE’NEL FOSSO A FIANCO DELLA GLOBAL CARNI:ASPETTIAMO CHE SI METTANO IN MOTO E SE NE VADANO DA SE’?
Nel consiglio Comunale del 24 Gennaio 2011 il Consigliere della maggioranza di centro sinistra, sig. Mauro Lugli, è intervenuto lamentandosi giustamente dello stato di degrado del fossato che delimita la ciclabile Spilamberto –Vignola nel tratto del parcheggio di proprietà della ditta Global Carni:esso risulta pieno di rifiuti,lattine,bottiglie,sportine di plastica,cartacce varie,ecc.ecc. Nella sua risposta il Sindaco,sig. Francesco Lamandini,ha confermato di essere a conoscenza del problema,anzi aggiungeva che nello stesso fossato sapeva essere presenti 2 motori a scoppio,rassicurava comunque il consigliere perchè a breve sarebbero stati assunti provvedimenti.
Nel successivo consiglio,la consigliera della minoranza,lista Solidarietà Ambiente, sig.ra Enrica Biagi,lamentava il persistere del problema denunciato dal collega Lugli e confermato dal Sindaco.
In questi giorni (settimana di Pasqua) passeggiando sulla ciclabile ha visto che nel tratto del parcheggio della Global Carni è stata fatta una parziale pulizia sui bordi del fossato (sabato 16 aprile c’è stata la pulizia a cura dei cittadini organizzati da associazioni e Comuni), sono stati tagliati anche gli arbusti che lo delimitano e che nascondevano in parte la sporcizia che vi era stata gettata, ma così sono anche venuti alla luce i due blocchi motori citati dal Sindaco.
Son passati quasi tre mesi e nessuno,né la proprietà dell’area,né il sindaco o gli assessori preposti hanno provveduto a farli togliere.
Ritengo che queste mancanze siano abbastanza gravi perché,il motore sicuramente perderà sostanze inquinanti,e per risolvere un problema così banale occorrono mesi,probabilmente rimpallando la competenza della rimozione tra le parti,figuriamoci se ci fosse una cosa grave! Ma non esiste più la regola che i frontisti devono tener puliti i fossati? E comunque quanto tempo ci vorrà ancora?
11 aprile 2011 - 23:56 | Pubblicato da Vittorio Molinari
Lettera aperta al Presidente della Repubblica:on. Giorgio Napolitano
11 Aprile 2011
Signor Presidente,
lei non può certo conoscere i nostri nomi:siamo dei cittadini fra tanti di quell’unità nazionale che lei rappresenta.
Ma,signor Presidente,siamo anche dei “ragazzi di Barbiana”. Benchè nonni ci portiamo dietro il privilegio e la responsabilità di essere cresciuti in quella singolare scuola,creata da don Lorenzo Milani,che si poneva lo scopo di fare di noi dei “cittadini sovrani”. Alcuni di noi hanno anche avuto l’ulteriore privilegio di partecipare alla scrittura di quella Lettera a una professoressa che da 44 anni mette in discussione la scuola italiana e scuote tante coscienze non soltanto fra gli addetti ai lavori.
Il degrado morale e politico che sta investendo l’Italia ci riporta indietro nel tempo,al giorno in cui un amico,salito a Barbiana,ci portò il comunicato dei cappellani militari che denigrava gli obiettori di coscienza. Trovandolo falso e offensivo,don Milani,priore e maestro,decise di rispondere per insegnarci come si reagisce di fronte al sopruso. Più tardi,nella Lettera ai giudici,giunse a dire che il diritto –dovere alla partecipazione deve sapersi spingere fino alla disobbedienza:“In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani,non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste ( cioè quando avallano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate”.
Questo invito riecheggia nelle nostre orecchie,perché stiamo assistendo ad un uso costante della legge per difendere l’interesse di pochi,addirittura di uno solo,contro l’interesse di tutti. Ci riferiamo all’attuale Presidente del Consiglio che in nome dei propri guai giudiziari punta a demolire la magistratura e non si fa scrupolo a buttare alle ortiche migliaia di processi pur di evitare i suoi.
In una democrazia sana,l’interesse di una sola persona,per quanto investita di responsabilità pubblica,non potrebbe mai prevalere sull’interesse collettivo e tutte le sue velleità si infrangerebbero contro il muro di rettitudine contrapposto dalle istituzioni dello stato che non cederebbero a compromesso. Ma l’Italia non è più un paese integro:il Presidente del Consiglio controlla la stragrande maggioranza dei mezzi radiofonici e televisivi,sia pubblici che privati,e li usa come portavoce personale contro la magistratura. Ma soprattutto con varie riforme ha trasformato il Parlamento in un fortino occupato da cortigiani pronti a fare di tutto per salvaguardare la sua impunità.
Quando l’istituzione principe della rappresentanza popolare si trasforma in ufficio a difesa del Presidente del Consiglio siamo già molto avanti nel processo di decomposizione della democrazia e tutti abbiamo l’obbligo di fare qualcosa per arrestarne l’avanzata.
Come cittadini che possono esercitare solo il potere del voto,sentiamo di non poter fare molto di più che gridare il nostro sdegno ogni volta che assistiamo a uno strappo. Per questo ci rivolgiamo a lei,che è il custode supremo della Costituzione e della dignità del nostro paese,per chiederle di dire in un suo messaggio,come la Costituzione le consente,chiare parole di condanna per lo stato di fatto che si è venuto a creare. Ma soprattutto le chiediamo di fare trionfare la sostanza sopra la forma,facendo obiezione di coscienza ogni volta che è chiamato a promulgare leggi che insultano nei fatti lo spirito della Costituzione. Lungo la storia altri re e altri presidenti si sono trovati di fronte alla difficile scelta:privilegiare gli obblighi di procedura formale oppure difendere valori sostanziali. E quando hanno scelto la prima via si sono resi complici di dittature,guerre,ingiustizie,repressioni,discriminazioni.
Il rischio che oggi corriamo è lo strangolamento della democrazia,con gli strumenti stessi della democrazia. Un lento declino verso l’autoritarismo che al colmo dell’insulto si definisce democratico:questa è l’eredità che rischiamo di lasciare ai nostri figli. Solo lo spirito milaniano potrà salvarci,chiedendo ad ognuno di assumersi le proprie responsabilità anche a costo di infrangere una regola quando il suo rispetto formale porta a offendere nella sostanza i diritti di tutti. Signor Presidente,lasci che lo spirito di don Milani interpelli anche lei.
Nel ringraziarla per averci ascoltati,le porgiamo i più cordiali saluti
Don Lorenzo Milani,morto nel giugno 1967,è salito alla ribalta della scena italiana per essersi dedicato,corpo e anima,all’elevazione culturale di operai e contadini affinché potessero affrancarsi dall’oppressione e dall’ingiustizia.
Persona tutta d’un pezzo,appena nominato cappellano a Calenzano (Firernze),scosse l’Italia per la sua costante denuncia di tutte le situazioni che provocano ingiustizia e violazione dei diritti,indipendentemente da chi le provocasse o avallasse. Ciò gli procurò molti nemici anche all’interno della sua stessa Chiesa,che per neutralizzarlo lo confinò a Barbiana,un villaggio sperduto sugli Appenini toscani. Ma la sua notorietà crebbe ulteriormente perché creò una scuola del tutto innovativa,per contenuti,finalità e metodi. L’atto finale fu la stesura di Lettera a una professoressa,un testo collettivo scritto assieme agli allievi per denunciare il carattere classista e discriminatorio della scuola italiana.
Don Milani è famoso anche per la Lettera ai Giudici,nella quale sostiene il primato della coscienza sulle leggi dell’uomo proponendo la disobbedienza come via estrema per evitare all’umanità il ripetersi delle atrocità che ha conosciuto.
4 aprile 2011 - 0:57 | Pubblicato da Vittorio Molinari
SABATO 9 APRILE,alle ore 17,30,presso la Caffetteria del Viale,Spilamberto,viale Rimembranze, consegniamo una copia delle video-registrazioni del recital LA BAMBINA CHE GIOCAVA CON I LEGO,a tutte le donne che hanno contribuito con il loro impegno e passione a quell’indimenticabile evento del giugno dello scorso anno:VITA DA DONNE.
Il DVD sarà offerto anche a quanti lo richiederanno:il costo sarà di 1o euro.